L’ANNEGAMENTO NON FA RUMORE
L’ANNEGAMENTO NON FA RUMORE
Molti adulti immaginano un bambino che urla, agita le braccia e chiede aiuto.
Quasi mai accade così.
Durante l’annegamento il bambino può non riuscire a gridare, perché sta cercando di respirare. Può rimanere verticale, con la bocca appena sopra o sotto l’acqua, compiendo movimenti deboli e poco riconoscibili. Tutto può sembrare tranquillo anche quando non lo è.
Per questo non basta essere “nelle vicinanze”. Non basta guardare ogni tanto. Non basta affidarsi al bagnino, ai fratelli più grandi o agli altri adulti presenti.
Quando tutti sorvegliano, spesso nessuno sta davvero sorvegliando.
Cosa fare:
individuare un adulto incaricato esclusivamente della sorveglianza;
mantenere sempre il contatto visivo, senza telefono, conversazioni o altre distrazioni;
restare a distanza di un braccio dai bambini piccoli e da chi non sa nuotare;
utilizzare un giubbotto salvagente adeguato nelle acque libere e durante la navigazione;
recintare completamente le piscine private e impedire l’accesso autonomo;
svuotare subito vaschette, secchi e piscine gonfiabili dopo l’uso;
insegnare a nuotare, ricordando che saper nuotare riduce il rischio, ma non elimina la necessità di sorveglianza.
Cosa non fare:
non affidare un bambino piccolo alla sorveglianza di un altro bambino;
non considerare braccioli, ciambelle e materassini dispositivi di sicurezza;
non allontanarsi “solo per un minuto”;
non pensare che il bambino in difficoltà riuscirà certamente a chiamare aiuto.
Se un bambino viene recuperato dall’acqua ed è incosciente o non respira normalmente, chiamate immediatamente il 112 e iniziate le manovre di rianimazione, se le conoscete, seguendo le indicazioni dell’operatore.
L’annegamento non fa rumore. La prevenzione deve tenere gli occhi aperti.
Se ritieni utile questa informazione, condividila.
Nota importante
Visualizza il post originale su FacebookI contenuti hanno finalità educative e non sostituiscono la valutazione del pediatra.