L’irresistibile necessità di far scendere la febbre
L’irresistibile necessità di far scendere la febbre
Uno degli errori più frequenti nella gestione dei bambini malati è questo: curare il numero sul termometro invece di osservare il bambino.
La febbre spaventa. Nei genitori italiani, spesso, scatena una vera urgenza psicologica: “deve scendere subito”.
E così si somministrano farmaci troppo ravvicinati, si alternano paracetamolo e ibuprofene, si usa il cortisone “per sfebbrare”, si sveglia il bambino che dorme pur di dargli qualcosa.
Ma la febbre non è una malattia.
È un sintomo.
Ed è anche una risposta utile dell’organismo: aumentando la temperatura, il corpo prova a difendersi meglio dall’infezione.
Il nostro compito non è “azzerare” la febbre.
Il nostro compito è valutare il bambino.
Un bambino febbrile ma vigile, che beve, respira bene, interagisce, urina, non è uguale a un bambino abbattuto, disidratato, sofferente o con segni di allarme.
Gli antipiretici non devono essere usati solo perché il termometro segna 39 o 40.
Le linee guida indicano che paracetamolo e ibuprofene vanno usati quando la febbre si associa a malessere o dolore, non con l’obiettivo di abbassare la temperatura.
Il paracetamolo va dato rispettando dosi e intervalli corretti.
L’ibuprofene va usato con criterio e non in ogni situazione, soprattutto se il bambino vomita, ha diarrea, beve poco o è disidratato.
Paracetamolo e ibuprofene non devono essere combinati o alternati di routine.
E soprattutto: il cortisone non è un farmaco per far scendere la febbre. Usarlo come “antifebbrile potente” è una cattiva abitudine, non una cura corretta.
Altro punto fondamentale: abbassare la febbre non previene le convulsioni febbrili. Le linee guida SIP riportano che paracetamolo e ibuprofene non devono essere usati con questa finalità.
Perché allora questa paura?
Perché per anni, anche noi medici, abbiamo comunicato male. Abbiamo lasciato credere che la febbre fosse il nemico, che più fosse alta più fosse pericolosa, che il bravo genitore fosse quello capace di farla scendere in fretta.
Non è così.
Il bravo genitore non è quello che combatte il termometro.
È quello che osserva il bambino, offre liquidi, rispetta i tempi della malattia, usa i farmaci solo quando servono e chiede aiuto quando compaiono veri segnali di allarme.
La febbre non va temuta. Va capita.
Trattare la febbre non cambia la causa della malattia. Non cura il virus, non elimina l’infezione, non abbrevia automaticamente il decorso. Serve solo, quando necessario, a far stare meglio il bambino.
Quindi ricordiamolo:
Non si cura la febbre.
Si cura il bambino.
Nota importante
Visualizza il post originale su FacebookI contenuti hanno finalità educative e non sostituiscono la valutazione del pediatra.