IL PEDIATRA PIÙ GRADITO È DAVVERO QUELLO CHE PRESCRIVE PIÙ ANTIBIOTICI?
IL PEDIATRA PIÙ GRADITO È DAVVERO QUELLO CHE PRESCRIVE PIÙ ANTIBIOTICI?
Tra il pediatra che prescrive facilmente un antibiotico e quello che lo utilizza soltanto quando esistono evidenze concrete della sua necessità, spesso il gradimento dei genitori va al primo.
Prescrivere rassicura nell’immediato, dà l’impressione che si stia “facendo qualcosa” e sembra offrire una soluzione rapida. Ma prescrivere di più non significa curare meglio.
Il pediatra che, nei casi dubbi e quando clinicamente indicato, ricorre a emocromo, PCR e tamponi diagnostici per distinguere un’infezione batterica da una virale non sta sottovalutando il bambino. Sta applicando una medicina più rigorosa, cercando di evitare una terapia inutile e i suoi possibili effetti indesiderati.
I NUMERI DELL’ANTIBIOTICO-RESISTENZA
In Italia l’antibiotico-resistenza causa ogni anno circa 12.000 decessi. Il nostro Paese continua inoltre a presentare livelli elevati di resistenza e multiresistenza batterica rispetto a molti altri Stati europei.
Nell’Unione Europea e nello Spazio Economico Europeo, le infezioni provocate da batteri resistenti sono responsabili di oltre 35.000 morti ogni anno: un impatto paragonabile a quello complessivo di influenza, tubercolosi e HIV/AIDS.
Considerando l’intera Regione europea dell’OMS, l’antimicrobico-resistenza è direttamente responsabile di circa 133.000 decessi l’anno e contribuisce indirettamente a molti altri. Nell’UE e nello SEE determina inoltre costi stimati in circa 11,7 miliardi di euro ogni anno, tra spese sanitarie e perdita di produttività.
Eppure continuiamo a utilizzare molti antibiotici: secondo il rapporto AIFA relativo al 2024, quasi quattro italiani su dieci hanno ricevuto almeno una prescrizione durante l’anno, con un uso particolarmente frequente nei bambini nei primi quattro anni di vita.
L’Italia presenta consumi territoriali superiori di oltre il 15% rispetto alla media europea ed è tra i Paesi europei con i maggiori consumi di antibiotici.
L’ANTIBIOTICO NON È UNA TERAPIA CONTRO L’ANSIA
La buona medicina non consiste nel soddisfare ogni aspettativa, ma nel prescrivere ciò che serve davvero.
Non è inadeguato il pediatra che, dopo aver visitato e valutato il bambino, decide di non prescrivere l’antibiotico. È inadeguato giudicare un medico soltanto dal numero di farmaci prescritti.
Allo stesso modo, non è corretto che un genitore pretenda un antibiotico per sedare la propria ansia, trasferendo sul bambino i possibili rischi di una terapia non necessaria.
Ogni antibiotico inutile può provocare effetti indesiderati, alterare il microbiota e selezionare batteri resistenti. Il danno non riguarda soltanto il singolo bambino: contribuisce a rendere meno efficaci questi farmaci quando saranno realmente necessari.
L’ansia dei genitori merita ascolto, spiegazioni e controlli appropriati.
Il bambino merita una diagnosi accurata e cure basate sulle evidenze, non prescrizioni consolatorie.
Nota importante
Visualizza il post originale su FacebookI contenuti hanno finalità educative e non sostituiscono la valutazione del pediatra.