LA BRONCHITE: LA DIAGNOSI PIÙ AMATA DAI GENITORI
LA BRONCHITE: LA DIAGNOSI PIÙ AMATA DAI GENITORI
Quasi sempre senza un reale fondamento clinico e troppo spesso trattata con terapie che non rispondono alle linee guida, ma soltanto alle ansie dei genitori.
La parola bronchite tranquillizza molti genitori perché sembra dare finalmente un nome importante alla tosse del bambino. Da quel momento, però, spesso parte una sequenza quasi automatica:
antibiotico, cortisone, aerosol, mucolitici e sedativi della tosse.
Non perché siano realmente necessari, ma perché bisogna “fare qualcosa”, ridurre l’ansia e dare l’impressione di curare una malattia che, nella maggior parte dei casi, è semplicemente una comune infezione virale destinata a guarire spontaneamente.
Che cos’è davvero la bronchite acuta?
La bronchite acuta è un’infiammazione dei bronchi caratterizzata soprattutto da:
tosse;
eventuale produzione di catarro;
talvolta febbre;
fastidio toracico;
occasionalmente respiro affannoso.
Nella grande maggioranza dei casi è provocata da virus respiratori, tra cui:
rhinovirus;
virus influenzali e parainfluenzali;
coronavirus, compreso SARS-CoV-2;
virus respiratorio sinciziale;
metapneumovirus;
adenovirus.
La tosse può durare 10-20 giorni, spesso anche tre settimane o più.
La sua durata non significa che sia necessaria una terapia antibiotica.
Anche il catarro giallo o verde non dimostra la presenza di un’infezione batterica. Il colore delle secrezioni dipende spesso dall’attività delle cellule infiammatorie e non è un criterio sufficiente per prescrivere antibiotici.
Cosa dicono le linee guida?
Nella bronchite acuta non complicata:
L’ANTIBIOTICO NON È RACCOMANDATO E DEVE ESSERE EVITATO.
Il motivo è semplice:
la maggior parte delle bronchiti è virale;
gli antibiotici non curano i virus;
non riducono significativamente la durata della tosse;
possono provocare effetti indesiderati;
favoriscono la selezione di batteri resistenti.
La maggior parte dei casi è autolimitante: guarisce spontaneamente con il tempo e con eventuali trattamenti sintomatici realmente necessari.
I broncodilatatori devono essere utilizzati solo quando esiste un broncospasmo documentato. Mucolitici, sedativi della tosse, cortisonici e aerosol non devono diventare una prescrizione automatica solo perché il bambino tossisce.
Attenzione: non tutto ciò che provoca tosse è bronchite
La visita medica non serve a inventare una diagnosi rassicurante, ma a escludere condizioni differenti, come:
polmonite;
asma o broncospasmo;
pertosse;
inalazione di un corpo estraneo;
altre patologie respiratorie.
L’antibiotico può essere indicato quando viene diagnosticata una specifica infezione batterica, non semplicemente perché il bambino ha tosse, catarro o perché all’auscultazione si sentono rumori bronchiali. Oggi in ambulatorio è possibile differenziare grazie a : emocromo,pcr, tamponi; se forma virale o batterica
Il problema dell’antibiotico facile
In Italia una parte rilevante degli antibiotici viene utilizzata senza una reale indicazione: farmaci avanzati da precedenti terapie, prescrizioni ripetute, pressioni dei familiari o acquisti non appropriati.
L’antibiotico-resistenza non è un problema futuro. È già oggi una delle principali emergenze sanitarie.
Ogni antibiotico inutile può:
causare diarrea, reazioni allergiche e altri effetti indesiderati;
alterare il microbiota;
selezionare batteri resistenti;
rendere inefficaci terapie indispensabili nel futuro.
Non possiamo continuare a utilizzare gli antibiotici per calmare le ansie degli adulti, facendo pagare il prezzo ai bambini e all’intera comunità.
Il messaggio da ricordare
La bronchite acuta è quasi sempre virale.
Il colore del catarro non decide la terapia.
La durata della tosse non giustifica automaticamente l’antibiotico.
L’aerosol non è una risposta universale a ogni rumore respiratorio.
Il cortisone non cura una comune infezione virale.
Prescrivere molti farmaci non significa curare meglio.
La medicina corretta non è quella che soddisfa l’ansia del genitore o rende più redditizia una visita.
È quella che protegge il bambino dalle terapie inutili, riconosce le vere complicanze e utilizza gli antibiotici soltanto quando sono realmente necessari.In Italia l’antibiotico-resistenza causa circa 12.000 decessi ogni anno, quasi un terzo degli oltre 35.000 decessi stimati annualmente nell’Unione europea e nello Spazio economico europeo.
Nota importante
Visualizza il post originale su FacebookI contenuti hanno finalità educative e non sostituiscono la valutazione del pediatra.