Scabbia: il ritorno di una patologia “dimenticata”
Scabbia: il ritorno di una patologia “dimenticata”
La scabbia non è una malattia del passato. È una infestazione della pelle causata da un acaro, Sarcoptes scabiei, che scava piccoli cunicoli nello strato superficiale della cute. Negli ultimi anni sono stati segnalati aumenti e focolai in vari Paesi europei, soprattutto in contesti familiari, comunitari e residenziali.
Segni e sintomi
Il sintomo più tipico è il prurito intenso, spesso molto più forte di notte.
Le lesioni possono presentarsi come:
piccoli puntini rossi;
papule simili a “brufoletti”;
graffi da grattamento;
piccole vescicole;
talvolta sottili “cunicoli” cutanei.
Le sedi più frequenti sono:
spazi tra le dita;
polsi;
gomiti;
ascelle;
vita e ombelico;
glutei;
inguine e genitali;
nei bambini piccoli anche palmi, piante, cuoio capelluto e volto possono essere interessati.
Il grattamento può provocare escoriazioni e sovrainfezioni batteriche.
Come si trasmette
La scabbia si trasmette soprattutto con contatto diretto e prolungato pelle-pelle. Non è una questione di “sporcizia”: può colpire chiunque.
La trasmissione tramite vestiti, asciugamani o lenzuola è possibile, ma meno importante nella scabbia comune rispetto al contatto stretto. Diventa invece molto più rilevante nelle forme gravi, come la scabbia crostosa, che è molto contagiosa.
Precauzioni pratiche
Quando viene diagnosticata la scabbia, il punto fondamentale è questo:
non si cura solo il singolo paziente: vanno trattati contemporaneamente anche i conviventi e i contatti stretti, anche se non hanno ancora prurito. Altrimenti il rischio è il classico “ping-pong”: uno guarisce e l’altro lo reinfesta.
A casa è utile:
lavare vestiti, lenzuola e asciugamani usati nei 3 giorni precedenti il trattamento;
usare acqua calda e asciugatrice/ciclo caldo quando possibile;
temperature superiori a 50°C per almeno 10 minuti uccidono acari e uova;
ciò che non può essere lavato può essere chiuso in un sacco di plastica per almeno 72 ore, fino a una settimana;
evitare contatti pelle-pelle stretti fino al completamento del trattamento.
Non serve disinfettare ossessivamente tutta la casa. Sono più importanti trattamento corretto, simultaneo dei contatti e gestione della biancheria.
Trattamento
La terapia va prescritta dal medico. I trattamenti più usati sono:
Permetrina 5% crema
È uno dei trattamenti di riferimento. In genere si applica sulla pelle secondo indicazione medica, spesso dalla zona del collo in giù negli adulti, includendo bene pieghe, spazi interdigitali, sotto le unghie, genitali, glutei e piedi. Nei bambini piccoli le modalità possono cambiare e va seguito il consiglio del pediatra. Di solito si lascia agire per 8–14 ore e poi si lava via. Spesso è necessario ripetere il trattamento dopo 7 giorni.
Ivermectina orale
Può essere usata in alcuni casi, secondo valutazione medica, spesso con seconda dose a distanza di 7 giorni. Non è una terapia “fai da te” e va valutata in base a età, peso, condizioni cliniche e indicazioni disponibili.
Altri trattamenti topici
In alcuni contesti si usano anche benzile benzoato o altri scabicidi, sempre secondo prescrizione.
Attenzione: il prurito può continuare
Anche dopo una terapia corretta, il prurito può persistere per giorni o settimane per reazione infiammatoria/allergica residua. Questo non significa automaticamente che la terapia sia fallita.
Va rivalutato il bambino se:
compaiono pus, croste giallastre, dolore o febbre;
il prurito peggiora dopo il trattamento;
compaiono nuove lesioni dopo alcuni giorni;
altri familiari continuano ad avere sintomi;
il trattamento non è stato eseguito contemporaneamente da tutti i contatti stretti.
Messaggio chiave per i genitori
La scabbia non è una vergogna e non è sinonimo di scarsa igiene.
È una patologia contagiosa, fastidiosa, ma curabile.
Il problema nasce quando viene riconosciuta tardi, trattata male o curata solo nel singolo paziente, dimenticando conviventi, contatti stretti, biancheria e vestiti.
Diagnosi corretta, terapia eseguita bene e trattamento simultaneo dei contatti: questa è la vera cura.
Nota importante
Visualizza il post originale su FacebookI contenuti hanno finalità educative e non sostituiscono la valutazione del pediatra.