Placche in gola nei bambini: serve sempre l’antibiotico?
Placche in gola nei bambini: serve sempre l’antibiotico?
Cari genitori,
una delle domande più frequenti è:
“Dottore, mio figlio ha le placche in gola: ci vuole l’antibiotico?”
La risposta è: no, non sempre. Anzi, nella maggior parte dei casi non automaticamente.
Le placche in gola spaventano molto perché “si vedono”.
La gola appare rossa, le tonsille sembrano gonfie, ci sono puntini o patine biancastre, il bambino può avere febbre, dolore a deglutire, malessere.
Ma vedere le placche non significa automaticamente infezione batterica.
E soprattutto non significa automaticamente antibiotico.
Le placche non sono una diagnosi
Le placche sono un segno, non una diagnosi.
Possono comparire in diverse situazioni:
infezioni virali, molto frequenti nei bambini;
infezione da streptococco, che invece può richiedere antibiotico;
altre infezioni della gola;
irritazioni o infiammazioni delle tonsille.
Il problema è che, guardando semplicemente la gola, spesso non è possibile distinguere con certezza una forma virale da una batterica.
Per questo non è corretto dire:
“Ci sono le placche, quindi serve l’antibiotico.”
La frase giusta dovrebbe essere:
“Ci sono le placche: bisogna capire la causa.”
La maggior parte dei mal di gola nei bambini è virale
Molti mal di gola nei bambini sono causati da virus.
In questi casi possono esserci anche:
raffreddore;
tosse;
naso che cola;
raucedine;
occhi arrossati;
febbricola o febbre;
malessere generale;
dolori muscolari;
a volte disturbi intestinali.
Quando la causa è virale, l’antibiotico non serve.
Non abbassa prima la febbre.
Non fa guarire prima la gola.
Non evita complicazioni virali.
Non “copre” il bambino.
Non impedisce che la malattia faccia il suo normale decorso.
Semplicemente, viene usato un farmaco potente contro un nemico che non è sensibile a quel farmaco.
Quando invece può servire l’antibiotico?
L’antibiotico può servire quando la faringotonsillite è causata da un batterio, in particolare dallo Streptococco beta-emolitico di gruppo A.
In quel caso la terapia antibiotica è utile perché:
cura l’infezione batterica;
riduce il rischio di complicanze;
limita la contagiosità;
aiuta una guarigione corretta.
Ma anche qui il punto è fondamentale:
l’antibiotico non si decide “a occhio”.
Non basta vedere la gola.
Non basta dire “le tonsille sono brutte”.
Non basta dire “ha le placche”.
Non basta dire “l’altra volta era streptococco”.
Non basta dire “a scuola gira lo streptococco”.
Serve una valutazione clinica e, quando indicato, un tampone rapido per lo streptococco.
Il tampone serve proprio a evitare errori
Il tampone rapido per lo streptococco è uno strumento molto utile perché permette di capire se siamo davanti a una faringotonsillite streptococcica.
Se il tampone è positivo e il quadro clinico è compatibile, allora l’antibiotico ha senso.
Se il tampone è negativo, spesso l’antibiotico non serve.
Questo è il modo corretto di curare:
diagnosi prima, terapia dopo.
Non il contrario.
Perché dare antibiotico “per sicurezza” è sbagliato?
Molti genitori pensano:
“Ma se glielo do, male non farà.”
“Almeno lo copro.”
“Così passa prima.”
“Meglio non rischiare.”
In realtà non è così.
Un antibiotico dato quando non serve può causare:
effetti indesiderati;
diarrea;
mal di pancia;
reazioni cutanee;
alterazione della flora intestinale;
selezione di batteri resistenti;
maggiore difficoltà a curare future infezioni.
L’antibiotico è un farmaco prezioso.
Proprio perché è prezioso, va usato bene.
Usarlo quando non serve significa indebolire uno degli strumenti più importanti che abbiamo contro le infezioni batteriche.
Le placche non vanno curate: va curata la causa
Questo è il messaggio più importante.
Il pediatra non cura “la placca”.
Il pediatra cura il bambino e la causa della malattia.
Una gola con placche può essere virale.
Una gola senza placche può essere batterica.
Un bambino può avere febbre alta e non avere bisogno di antibiotico.
Un bambino può avere sintomi meno appariscenti e avere invece uno streptococco.
Per questo la medicina non può basarsi solo su ciò che si vede in gola.
Quando contattare il pediatra?
È opportuno contattare il pediatra se il bambino ha:
mal di gola importante;
febbre persistente;
difficoltà a deglutire;
linfonodi del collo dolenti;
tonsille molto infiammate;
placche evidenti;
peggioramento delle condizioni generali;
rifiuto di bere;
dolore intenso;
episodi ricorrenti di tonsillite.
Il pediatra valuterà se serve solo osservazione, terapia sintomatica, tampone rapido o eventuale antibiotico.
Cosa può fare il genitore nell’attesa?
In molti casi, soprattutto se il bambino sta discretamente, si possono adottare misure semplici:
far bere spesso;
non forzare il cibo;
usare antipiretico/antidolorifico se necessario e secondo indicazione;
evitare farmaci inutili;
osservare il comportamento generale del bambino;
controllare se compaiono sintomi nuovi;
evitare l’autoprescrizione di antibiotici.
Il bambino non va valutato solo dal termometro o dalla gola.
Va osservato nel suo insieme: come respira, se beve, se è vigile, se interagisce, se migliora o peggiora.
Il messaggio finale
Placche in gola non significa automaticamente antibiotico.
La maggior parte dei mal di gola nei bambini è di origine virale.
L’antibiotico serve solo quando c’è una reale indicazione, soprattutto in caso di streptococco.
Per questo la scelta corretta non è:
“Vedo le placche, do l’antibiotico.”
La scelta corretta è:
“Valuto il bambino, faccio diagnosi e poi decido la terapia.”
Gli antibiotici salvano vite quando servono.
Ma quando non servono, non curano meglio: creano solo problemi.
Placche in gola?
Prima la diagnosi.
Poi, solo se serve, l’antibiotico.
Nota importante
Visualizza il post originale su FacebookI contenuti hanno finalità educative e non sostituiscono la valutazione del pediatra.