Convulsioni febbrili nei bambini
Convulsioni febbrili nei bambini
Cosa fare, perché succedono, quando preoccuparsi
Le convulsioni febbrili sono uno degli eventi più spaventosi per un genitore.
Il bambino può irrigidirsi, tremare, perdere contatto, girare gli occhi, diventare pallido o cianotico, poi apparire stanco, confuso o sonnolento.
Vederlo così fa paura.
Ma nella maggior parte dei casi, soprattutto tra 6 mesi e 5 anni, si tratta di un fenomeno benigno, legato alla febbre e alla particolare immaturità del sistema nervoso del bambino.
Non significa automaticamente epilessia.
Non significa danno cerebrale.
Non significa che il bambino resterà con conseguenze.
Si può considerare, con le dovute cautele, un fenomeno parafisiologico: non “normale” in senso banale, ma possibile in alcuni bambini predisposti quando compare un episodio febbrile.
Perché succede?
Nel bambino piccolo il cervello è ancora in maturazione.
In alcuni bambini predisposti, durante un episodio febbrile, il sistema nervoso può reagire in modo eccessivo allo stimolo della febbre.
Non conta solo quanto è alta la febbre.
Spesso conta anche la rapidità con cui la temperatura cambia.
Per questo una convulsione febbrile può comparire anche all’inizio dell’infezione, quando la febbre sta appena salendo o quando il genitore non si è ancora accorto che il bambino ha la temperatura alta.
Sono sempre pericolose?
Nella maggior parte dei casi, no.
Le convulsioni febbrili semplici di solito:
durano pochi minuti;
interessano tutto il corpo;
non si ripetono nella stessa giornata;
si verificano in bambini tra 6 mesi e 5 anni;
non lasciano conseguenze neurologiche.
Sono invece da valutare con maggiore attenzione le crisi che durano a lungo, si ripetono, interessano solo una parte del corpo o si associano a segni importanti di malattia.
Cosa fare durante la crisi
La cosa più importante è proteggere il bambino e non fare manovre sbagliate.
Durante la convulsione:
mettere il bambino su un fianco;
allontanare oggetti pericolosi;
allentare vestiti stretti, soprattutto intorno al collo;
controllare l’orario di inizio della crisi;
osservare come si manifesta;
restare vicino al bambino fino alla fine dell’episodio.
Guardare l’orologio è fondamentale: durante una convulsione pochi secondi sembrano minuti. Sapere quanto dura davvero aiuta molto nella valutazione medica.
Cosa NON fare
Durante una convulsione febbrile non bisogna:
cercare di bloccare i movimenti;
aprire la bocca con forza;
mettere dita, cucchiai o altri oggetti in bocca;
dare acqua;
dare farmaci per bocca;
dare antipiretici durante la crisi;
scuotere il bambino;
metterlo sotto acqua fredda.
Queste manovre non servono e possono essere pericolose.
Antipiretici: attenzione a un falso mito
Questo punto deve essere chiarissimo.
Paracetamolo e ibuprofene non prevengono le convulsioni febbrili.
L’antipiretico può essere utile per migliorare il comfort del bambino, ridurre il malessere, il dolore, l’irritabilità o la sensazione di febbre, ma non impedisce la comparsa di una convulsione febbrile.
L’idea di “tenere bassa la febbre per evitare la convulsione” è sbagliata.
Una convulsione febbrile può comparire anche all’inizio dell’infezione, quando la temperatura sta salendo rapidamente o quando la febbre non è ancora stata rilevata.
Per questo dare antipiretici in modo ossessivo, preventivo o alternato non protegge il bambino dalle convulsioni febbrili.
Anzi, può aumentare il rischio di errori di dosaggio, sovradosaggi, confusione e ansia inutile.
Il messaggio corretto è semplice:
L’antipiretico si usa per far stare meglio il bambino, non per prevenire le convulsioni febbrili.
Per prevenire le convulsioni febbrili, l’uso degli antipiretici è sostanzialmente inutile.
Quando chiamare il 118 o andare in Pronto Soccorso
È necessario chiedere aiuto urgente se:
la crisi dura 5 minuti o più;
il bambino respira male;
non riprende conoscenza dopo la crisi;
la convulsione si ripete nella stessa giornata;
i movimenti interessano solo un lato del corpo;
il bambino ha meno di 6 mesi;
compare rigidità del collo;
ci sono macchie cutanee che non scompaiono alla pressione;
il bambino appare molto abbattuto, sofferente o difficilmente risvegliabile;
c’è sospetto di meningite, sepsi o altra malattia importante.
In questi casi la valutazione urgente è necessaria.
Dopo la crisi cosa fare?
Dopo la convulsione il bambino può essere stanco, sonnolento o confuso per un po’. Questo può accadere.
Va comunque contattato il pediatra o valutato il bambino, soprattutto se è il primo episodio, per capire la causa della febbre e verificare che non ci siano segni di infezione importante.
Il problema non è “la febbre in sé”.
Il punto è capire perché il bambino ha la febbre.
Messaggio finale ai genitori
La convulsione febbrile fa paura.
Fa molta paura.
Ma nella maggior parte dei casi non è una tragedia neurologica.
La febbre non “brucia il cervello”.
La convulsione febbrile semplice, di solito, è un evento impressionante ma benigno.
Non bisogna vivere la febbre con terrore.
Non bisogna inseguire il termometro.
Non bisogna dare farmaci in modo automatico, alternato o preventivo pensando di evitare la convulsione.
Gli antipiretici non prevengono le convulsioni febbrili.
La cosa giusta non è farsi prendere dal panico.
La cosa giusta è sapere cosa fare.
Nota importante
Visualizza il post originale su FacebookI contenuti hanno finalità educative e non sostituiscono la valutazione del pediatra.