Otite nei bambini
Otite nei bambini
Classificazione, decorso, cura ed errori da non fare
L’otite è una delle cause più frequenti di dolore nei bambini. Non tutte le otiti sono uguali e, soprattutto, non tutte richiedono antibiotico. L’otite media acuta può essere virale, batterica o mista; spesso è difficile distinguerlo solo dai sintomi. NICE ricorda che nella maggior parte dei bambini i sintomi migliorano entro circa 3 giorni anche senza antibiotici, anche se possono durare fino a una settimana.
1. Classificazione dell’otite
Otite esterna
È l’infiammazione del condotto uditivo esterno, spesso legata ad acqua, piscina, mare, microtraumi, cotton fioc o dermatiti.
Il dolore aumenta toccando il padiglione auricolare o premendo sul trago. Il timpano può essere normale, perché il problema è nel condotto esterno.
Otite media acuta
È l’infezione o infiammazione dell’orecchio medio, dietro il timpano. Spesso segue raffreddore, rinite, adenoidite o infezione delle vie respiratorie.
Può dare:
dolore all’orecchio;
febbre;
irritabilità;
pianto notturno;
riduzione dell’udito;
sensazione di orecchio pieno;
nei piccoli, difficoltà a dormire o alimentarsi.
La diagnosi non si fa “a distanza” solo perché il bambino piange o ha febbre: serve vedere l’orecchio, valutare il timpano e il quadro clinico.
Otite media con effusione
È la presenza di catarro o liquido dietro il timpano, spesso dopo un raffreddore o dopo un’otite.
Non sempre dà dolore e non sempre è un’infezione attiva. Può dare ovattamento, calo dell’udito, sensazione di orecchio chiuso. In molti casi si risolve con il tempo.
Otite media ricorrente
Si parla di forme ricorrenti quando gli episodi si ripetono più volte nel tempo. In questi casi bisogna valutare fattori predisponenti: frequenza al nido, infezioni respiratorie ripetute, fumo passivo, ipertrofia adenoidea, allergie, respirazione orale, familiarità.
2. Il decorso: quanto dura?
Nell’otite media acuta il dolore può essere intenso, soprattutto nelle prime 24-48 ore.
In molti bambini il miglioramento avviene entro 2-3 giorni. NICE indica che i sintomi durano spesso circa 3 giorni, ma possono arrivare fino a 1 settimana; le complicanze gravi, come la mastoidite, sono rare.
Questo non significa “non curare”: significa che spesso la cura principale iniziale è controllare il dolore, osservare l’evoluzione e decidere se l’antibiotico è davvero necessario.
3. La cura: cosa fare
Prima cosa: trattare il dolore
L’errore più grande è pensare subito all’antibiotico e dimenticare il dolore.
Il bambino con otite va aiutato prima di tutto con terapia antidolorifica adeguata, secondo età, peso e indicazione pediatrica: paracetamolo o ibuprofene, se non controindicati.
Un bambino con dolore all’orecchio non deve “resistere”: il dolore va trattato.
Antibiotico: quando serve davvero
L’antibiotico non è automatico. Si decide in base a:
età del bambino;
gravità del dolore;
febbre elevata;
monolaterale o bilaterale;
presenza di otorrea, cioè fuoriuscita di secrezione dall’orecchio;
condizioni generali;
rischio di complicanze;
possibilità di rivalutazione.
Le linee guida pediatriche indicano l’amoxicillina come prima scelta nei bambini che necessitano antibiotico e non hanno allergia alla penicillina.
In alcune situazioni può essere corretta la “vigile attesa”: controllo del dolore, osservazione e rivalutazione se il bambino peggiora o non migliora entro 48-72 ore. L’approccio osservazionale deve però prevedere la possibilità concreta di ricontrollare il bambino e iniziare antibiotico se necessario.
Gocce auricolari
Le gocce non sono tutte uguali e non vanno usate “a caso”.
Sono più utili nell’otite esterna. Nell’otite media, soprattutto se non si conosce lo stato del timpano, vanno usate solo su indicazione medica. Se il timpano è perforato, alcune gocce possono essere non appropriate.
Lavaggi nasali
Poiché molte otiti seguono raffreddore e congestione nasale, mantenere il naso libero può aiutare il bambino a respirare meglio. No spray nasai che possono determinare peggioramento, si doccia nasale. Non “cura” da solo l’otite, ma può essere utile nel contesto di rinite e catarro.
4. Quando far valutare rapidamente il bambino
È opportuno contattare il pediatra o far valutare il bambino se:
ha meno di 6 mesi;
ha dolore intenso;
ha febbre alta o condizioni generali scadute;
compare secrezione dall’orecchio;
il dolore dura oltre 48 ore;
il bambino è molto abbattuto;
c’è gonfiore o dolore dietro l’orecchio;
il padiglione auricolare appare spinto in avanti;
compaiono vertigini, rigidità nucale, vomito persistente, sonnolenza importante;
gli episodi sono ricorrenti;
c’è sospetto calo dell’udito.
5. Errori da non fare
1. Dare antibiotico “per sicurezza”
L’antibiotico non è un antidolorifico. Non toglie subito il dolore e non serve nelle forme virali o autolimitanti. Usarlo quando non serve espone a diarrea, effetti collaterali, selezione di batteri resistenti e future terapie meno efficaci.
2. Sospendere l’antibiotico appena il bambino migliora
Se l’antibiotico è stato prescritto, va seguito secondo indicazione del pediatra. Sospenderlo autonomamente può favorire ricadute e selezione di resistenze.
3. Usare gocce auricolari senza diagnosi
Non bisogna mettere gocce nell’orecchio solo perché “fa male”. Prima bisogna capire se è otite esterna, otite media, tappo di cerume, trauma, corpo estraneo o perforazione timpanica.
4. Usare cotton fioc
Il cotton fioc può irritare il condotto, spingere il cerume in profondità, causare microtraumi e favorire otite esterna. L’orecchio non va “scavato”.
5. Trascurare il dolore
Il bambino con otite soffre. Aspettare che passi senza trattare il dolore non è corretto. La prima cura è sempre il controllo del dolore.
6. Pensare che febbre + pianto significhi sempre otite
Nei piccoli, febbre e pianto possono avere molte cause. L’otite va diagnosticata guardando l’orecchio.
7. Pretendere antibiotico al telefono
Senza valutazione clinica, soprattutto senza vedere il timpano, si rischia di trattare male: antibiotico inutile quando non serve, oppure mancata diagnosi di un quadro diverso.
8. Portare il bambino al pronto soccorso per ogni mal d’orecchio
Il dolore va trattato e il bambino va osservato. Il pronto soccorso serve se ci sono segni importanti: condizioni generali compromesse, dolore incoercibile, gonfiore dietro l’orecchio, sospetta complicanza, lattante piccolo o sintomi neurologici.
Messaggio finale per i genitori
L’otite non si cura “a sentimento”.
Si cura con diagnosi corretta, controllo del dolore, osservazione attenta e antibiotico solo quando serve.
Il dolore all’orecchio va rispettato.
L’antibiotico, invece, va usato con intelligenza.
Curare bene un’otite non significa dare sempre antibiotico: significa scegliere la cura giusta per quel bambino, in quel momento.
Nota importante
Visualizza il post originale su FacebookI contenuti hanno finalità educative e non sostituiscono la valutazione del pediatra.