OBESITÀ INFANTILE: IL BAMBINO NON HA COLPA
OBESITÀ INFANTILE: IL BAMBINO NON HA COLPA
Fare il genitore significa amare, proteggere, educare.
Anche a tavola.
Un bambino non sceglie da solo cosa comprare, cosa mettere in dispensa, cosa bere ogni giorno, quante merendine mangiare, quante bibite zuccherate avere a disposizione.
Il bambino non ha ancora gli strumenti per regolarsi.
Gli adulti sì.
Per questo l’obesità infantile non va scaricata sul bambino: è una responsabilità educativa e familiare.
Dire sempre “sì” non è amore.
Riempire non significa nutrire.
Evitare ogni conflitto oggi può significare consegnare a quel bambino problemi domani.
Il conto degli errori alimentari arriva presto: sovrappeso persistente, insulino-resistenza, diabete, ipertensione, problemi articolari, disagio psicologico, isolamento, bassa autostima.
E quando un genitore dice al pediatra:
“Dottore, glielo dica lei…”
sta spesso mostrando una resa educativa.
Il pediatra può spiegare, aiutare, sostenere.
Ma il “no” quotidiano, davanti a merendine, bibite, porzioni eccessive e cibo spazzatura, deve nascere in famiglia.
Educare a mangiare bene non è punire.
È insegnare salute, autonomia e rispetto per il proprio corpo.
La verità è semplice:
un bambino obeso non è un bambino “senza volontà”.
È un bambino che ha bisogno di adulti capaci di guidarlo.
Il compito dei genitori non è assecondare ogni desiderio.
È proteggere il futuro dei propri figli.
La frase più priva senso: "Non mangia nulla ma ingrassa" In natura nulla si crea ma tutto si trasforma. Se fosse possibile creare massa con l'aria avremmo risolto il problema della fame nel mondo.Dunque per mettere massa bisogna introdurre, obbligatoriamente, cibo in eccesso, il cibo è anche quello che introitano fuori , non solo a tavola . Dire questa frase è solo un modo per non affrontare il problema, ed autogiustificarsi
Nota importante
Visualizza il post originale su FacebookI contenuti hanno finalità educative e non sostituiscono la valutazione del pediatra.