Il cortisone nei bambini: farmaco prezioso o “acqua santa” per far scendere la febbre?
Il cortisone nei bambini: farmaco prezioso o “acqua santa” per far scendere la febbre?
(Non pensiamo alla nostra ansia ma alla salute dei bimbi)
C’è una domanda che molti genitori fanno, spesso con imbarazzo:
“Dottore, ma se il cortisone serve solo in certe malattie… perché a mio figlio lo danno quasi sempre?”
Domanda legittima.
Perché nella percezione comune il cortisone è diventato una specie di farmaco magico: lo dai, il bambino sembra stare meglio, la febbre scende, la tosse magari si attenua, i genitori si tranquillizzano.
E chi lo ha consigliato fa anche una bella figura.
Il problema è che far scendere la febbre non significa curare la malattia.
A volte significa solo spegnere temporaneamente il segnale d’allarme.
Quando il cortisone serve davvero
Il cortisone non è il demonio. Anzi: in alcune situazioni pediatriche è un farmaco importantissimo.
Può essere utile, per esempio, in caso di:
laringite/croup, difficoltà inspiratoria o stridore; le linee guida riconoscono l’utilità dei corticosteroidi in questi quadri.
crisi asmatica moderata o grave, quando il bambino ha broncospasmo importante e non basta il broncodilatatore; le linee guida GINA indicano i corticosteroidi sistemici nelle riacutizzazioni più significative.
reazioni allergiche importanti, alcune malattie infiammatorie, autoimmuni, nefrologiche, reumatologiche o dermatologiche selezionate.
Quindi sì: il cortisone salva, aiuta, risolve — quando c’è l’indicazione giusta.
Ma nella febbre comune?
Qui arriva il punto.
Nel bambino con febbre da infezione virale delle alte vie respiratorie, raffreddore, gola arrossata, tosse iniziale, malessere influenzale, il cortisone non dovrebbe essere usato come antipiretico mascherato.
Choosing Wisely Italy raccomanda esplicitamente di non utilizzare cortisonici sistemici per trattare la febbre nei bambini con comuni infezioni delle vie respiratorie, perché il loro uso va riservato a condizioni in cui l’infiammazione mette realmente a rischio la salute del bambino.
Per la febbre, le raccomandazioni internazionali parlano di paracetamolo o ibuprofene solo se il bambino è sofferente, non con il solo obiettivo di normalizzare il numero sul termometro.
Allora perché “funziona”?
Perché il cortisone ha un potente effetto antinfiammatorio.
Può ridurre la febbre.
Può far apparire il bambino più vivace.
Può dare l’impressione che “la cura sia stata forte”.
Ma attenzione: forte non significa giusta.
È un po’ come spegnere la spia rossa dell’auto senza controllare il motore.
Per qualche ora tutto sembra più tranquillo.
Ma il problema vero è ancora lì.
È innocuo come l’acqua?
No.
Il cortisone non è acqua fresca.
Non va demonizzato, ma nemmeno banalizzato.
Usato senza necessità può:
alterare temporaneamente la risposta immunitaria;
mascherare l’evoluzione clinica di una malattia;
rendere più difficile capire se il bambino sta davvero migliorando;
favorire effetti collaterali, soprattutto se ripetuto o usato in modo disinvolto;
creare nei genitori l’idea sbagliata che ogni febbre “importante” abbia bisogno del cortisone.
Il punto non è avere paura del farmaco.
Il punto è rispettarlo.
La vera domanda non è: “Gli do qualcosa di forte?”
La vera domanda dovrebbe essere:
“Di cosa ha bisogno davvero questo bambino?”
Ha una laringite?
Ha una crisi asmatica?
Ha una reazione allergica importante?
Ha una malattia infiammatoria che richiede cortisone?
Oppure ha una comune infezione virale che ha bisogno di osservazione, idratazione, controllo dei sintomi e tempo?
Perché in pediatria la bravura non sta nel dare sempre qualcosa.
Sta nel dare la cosa giusta, al momento giusto, al bambino giusto.
Conclusione
Il cortisone è un farmaco prezioso.
Proprio per questo non dovrebbe diventare il “jolly” da usare ogni volta che un bambino ha febbre, tosse o raffreddore.
Far scendere la febbre può far fare bella figura.
Ma proteggere la salute del bambino richiede qualcosa di più difficile:
diagnosi, prudenza, competenza e il coraggio di non prescrivere quando non serve.
Nota importante
Visualizza il post originale su FacebookI contenuti hanno finalità educative e non sostituiscono la valutazione del pediatra.